
Mediocrità: il peggior veleno
Il grafico sottostante potrebbe sembrare noioso a prima vista, ma rappresenta la ragione per cui mi alzo dal letto contento ogni mattina.

Si tratta di un grafico a dispersione. Ogni puntino rappresenta un individuo, mentre ciascun asse equivale a una qualche variabile. Questo particolare tipo di diagramma potrebbe raffigurare in realtà qualsiasi cosa: il peso in relazione all’altezza, il sonno in relazione all’energia, la felicità in relazione al successo, e così via. Se fossimo dei ricercatori e ottenessimo un simile grafico dai nostri studi, saremmo al settimo cielo, perché ci troveremmo chiaramente davanti a un trend: ciò significa che la nostra ricerca verrebbe pubblicata, cosa che, nel mondo accademico, è quello che conta di più. Il fatto che ci sia uno strano puntino isolato – che gli statistici amano definire “outlier”, cioè valore “anomalo” o “aberrante” – proprio al di sopra della curva non costituisce un problema. Non è un problema perché può essere semplicemente cancellato. Possiamo cancellarlo perché è palesemente un errore di misurazione e sappiamo che è un errore perché non c’entra nulla con tutti gli altri dati.
Una delle primissime cose che gli studenti dei corsi introduttivi di psicologia (come lo sono stata io), statistica o economia imparano è come fare la “pulizia” dei dati. Quando si è interessati a osservare il trend generale dell’oggetto di una ricerca, gli outlier ne sconvolgono i risultati; ecco perché esistono innumerevoli formule e pacchetti statistici per aiutare i ricercatori intraprendenti a eliminare questi “problemi”. Chiariamo una cosa: non si tratta di un imbroglio, bensì di procedure statisticamente valide se, come ho già detto, si è interessati esclusivamente al trend generale dei dati. E io non lo sono.
L’approccio tipico alla comprensione del comportamento umano è sempre stato quello di cercare il risultato “medio”. Tuttavia, secondo il mio punto di vista, questo approccio errato ha dato origine a quello che io chiamo “il culto della medietà”. Se qualcuno pone una domanda del tipo “Quanto impiega un bambino a imparare a leggere a scuola?”, la scienza la modifica immediatamente in “Quanto impiega il bambino medio a imparare a leggere a scuola?”. Di conseguenza, vengono ignorati i bambini che apprendono più rapidamente o più lentamente e l’intera classe viene livellata sul bambino “medio”.
Questo è quello che Tal Ben-Shahar definisce “l’errore della media”, nonché il primo difetto della psicologia tradizionale.
Se ci interessiamo esclusivamente della media, rimarremo sempre nella media.
La psicologia convenzionale ignora consapevolmente gli outlier perché non rientrano nel modello. Io, nella vita e nel mio lavoro clinico, tento di fare l’opposto: invece di eliminare questi valori anomali, provo a imparare qualcosa da essi e mi domando: cosa fanno di così straordinario questi outlier per essere così lontani dalla media?
Bisogna precisare che esistono anche ricercatori di psicologia che non si occupano solamente di ciò che è nella media; tendono infatti a focalizzarsi su quegli individui che si collocano in particolare su un solo lato della media e, precisamente, al di sotto di essa. Questo è, a mio avviso, il secondo errore della psicologia tradizionale. Naturalmente, le persone che si situano al di sotto della norma sono quelle che tendenzialmente hanno più bisogno di aiuto – perché afflitte dalla depressione, dalla dipendenza o dallo stress cronico. Di conseguenza, è comprensibile che gli psicologi abbiano dedicato tempo e sforzi a studiare metodi per poter aiutare questi individui a guarire e a tornare alla normalità. Per quanto questo lavoro sia importante, prende comunque in considerazione solo metà della situazione reale.
Si può eliminare la depressione senza rendere felici. Si può curare l’ansia senza insegnare l’ottimismo. Si può aiutare un individuo a riacquistare lo stato d’animo necessario per tornare a lavorare senza necessariamente migliorare le sue performance professionali. Se tutto ciò che conta è esclusivamente ridurre o sopprimere quello che non va, si otterrà solo la media, perdendo completamente l’opportunità di andare oltre.
“Si può studiare la gravità in eterno senza per questo imparare a volare”.